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La storia della Sartoria

Il termine sartoria deriva dal latino sartor, la cui tradizione è rammendatore. Di conseguenza, agli arbori della sua figura, il sarto era un artigiano che rappezzava e ricuciva gli abiti. Tale nobile arte fonda le sue radici nel Medioevo, tra il XIII e XIV secolo, in concomitanza con la nascita della moda, un fenomeno dall’importanza talmente estrinseca da essere capace di produrre effetti soprattutto in ambito economico e sociale, distinguendo le varie classi a seconda della qualità del loro vestiario. E’ proprio in questo periodo che si delinea la figura professionale del sarto, un artigiano in grado di realizzare le esigenze e le pretese dei clienti, sempre più desiderosi di capi che potessero identificarli in un determinato ceto sociale.

Da sempre l’arte della sartoria si è tramandata di generazione in generazione; più un sarto lavorava ed accresceva la propria esperienza, più belle e ricercate erano le sue opere. Non c’è mai stata una dottrina specifica, bensì unicamente passione, tanto lavoro e trucchi del mestiere trasmessi nel corso degli anni. Ad onor del vero, vi è stata un un’importante parentesi formativa quando, nel 1575, il Papa Gregorio XIII fondò l’Università dei Sartori a Roma nella quale giovani futuri sarti si recavano per apprendere il mestiere in cambio di una corresponsione, allo Stato Pontificio, di un canone annuo di 20 scudi e di 20 libbre di cera lavorata.

Nonostante nell’immaginario comune, come giusto che sia, l’uomo italiano è l’immagine perfetta dello stile e del savoirfaire, ma dobbiamo attendere gli anni del boom economico per poter parlare con certezza di “classe italiana”. Difatti, durante il Regno d’Italia, gli abiti che venivano commissionati ai sarti erano ispirati al modello inglese: tessuti pesanti e grezzi, fantasie a quadri e colori molto british come marrone e verde. Solo negli anni Cinquanta si concretizzò il riconoscimento a livello internazionale del concetto di moda italiana. L’instaurarsi del fenomeno dell’industrializzazione portò alla nascita delle prime fabbriche tessili e le botteghe sartoriali dovettero innovarsi per restare al passo, avendo un’ampia gamma di tessuti su cui puntare, i quali garantivano una più facile manualità e una migliore qualità del prodotto finito, grazie alla capacità di far calzare con naturalezza ogni piega dell’abito ed adattandola alla corporatura del cliente.

Sono gli anni di Marcello Mastroianni e Vittorio de Sica, che con la loro iconica classe, lanciano l’idea di uno stile italiano legato al bel vestire e alla cura della propria immagine.

Verso la fine degli anni Novanta nasce l’etichetta del Made in Italy che ancora oggi contraddistingue la moda italiana: appassionati di sartoria, giovani sognatori artigiani e business man di tutto il mondo si recano al giorno d’oggi in Italia per confezionare qualche rigoroso doppiopetto o per apprendere la nobile arte. Ma una sartoria moderna, oramai, non si limita al confezionamento di abiti su misura poiché gli artigiani che ivi lavorano sono sempre più preparati e attenti alle pretese della clientela. Entrare in una sartoria oggi significa essere “coccolati” nella scelta del giusto tessuti attinente all’abito richiesto, dalla presa delle misure sino, ai consigli stilistici e alla realizzazione finale.